Madonna (C) ChinellatoPhoto 2011
Johnny Depp (C) ChinellatoPhoto 2009
Laetitia Casta (C) ChinellatoPhoto 2012
Tilda Swinton (C) ChinellatoPhoto 2015

 

 

“MIRANOFOTOGRAFIA”

 

L’iniziativa ha lo scopo di promuovere la fotografia di qualità attraverso le opere e la presenza di professionisti affermati, giovani talenti, critici ed esperti del settore a livello locale e nazionale.

Comitato direttivo :

- Maria Rosa Pavanello, Sindaca di Mirano

-Renata Cibin, Delegata alla Cultura

-Pier Paolo Fassetta - Fausto Raschiatore, Civico5

La manifestazione si svolgerà da venerdì 6 a domenica 15 maggio 2016,  negli spazi di Villa Giustinian Morosini – XXV Aprile e sabato 14 maggio in Sala Conferenze di Villa Errera a Mirano.

 

“IRRUZIONI FOTOGRAFICHE”

 

Irrompere nella realtà con lo scatto di una foto è la constatazione che ciò che ci circonda è parte della nostra esperienza personale restituita e rivissuta  sul piano della memoria. Sentimenti, passioni, volti, luoghi svaniscono nella sequenza di un racconto che, nello sguardo di un momento, ha già svelato il suo vero intendimento: indagare l’affascinante e misterioso universo fenomenico che porta alla conoscenza di sé e dell’altro.

 

PROGRAMMA:

 

Venerdì 6 maggio,  Barchessa di villa Giustinian Morosini – XXV Aprile, Mirano,  ore 17.30, inaugurazione delle mostre personali:  Mauro Battiston, Umberto Verdoliva (vincitori del portfolio 2015) e  Marzia Gazzea.

Dalla collezione Fausto Raschiatore, fotografie di Gino Malacarne

Sabato 14 maggio, Sala Conferenza di Villa Errera, Mirano, ore 17.30, gli autori incontrano il pubblico. Moderatore Fausto Raschiatore

Domenica 15 maggio,  Barchessa di Villa Giustinian Morosini - XXV Aprile, Mirano, dalle ore 10.30 alle 19.00, PORTFOLIO, tema libero, aperto a professionisti e appassionati della fotografia. Regolamento e scheda di partecipazione sul sito: miranofotografia.jimdo.com

Lettori: Pier Paolo Fassetta, Fausto Raschiatore, Luigi Viola,  Michele Zaggia.

-Presenzierà, Manfredo Manfroi, Presidente Onorario del Circolo Fotografico “La Gondola” di Venezia

 

Orari delle mostre: Da Lunedì a venerdì  16.00 / 19.00  Sabato e domenica   10.30 / 12.30 – 16.00 / 19.00

 

 

 

 

HELMUT NEWTON. FOTOGRAFIE

  • WHITE WOMEN / SLEEPLESS NIGHTS / BIG NUDES
  • 07.04 > 07.08.2016
  •  
 
La Casa dei Tre Oci, un progetto di Fondazione di Venezia, condotto in partnership con Civita Tre Venezie, con questa mostra conferma il prrio ruolo nel panorama della cultura artistica e della fotografia in particolare, con i propri spazi esclusivamente dedicati alla fotografia.

Dal 7 aprile al 7 agosto 2016, la mostra Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes presenta, per la prima volta a Venezia, oltre 200 immagini di Helmut Newton, uno dei fotografi più importanti e celebrati del Novecento.

L’esposizione, curata da Matthias Harder e Denis Curti, organizzata da Civita Tre Venezie in collaborazione con la Helmut Newton Foundation, è frutto di un progetto, nato nel 2011 per volontà di June Newton, vedova del grande fotografo.

La rassegna raccoglie le immagini di White Women, Sleepless Nights eBig Nudes, i primi tre libri di Newton pubblicati alla fine degli anni ‘70, volumi oggi considerati leggendari e gli unici curati dallo stesso Newton.

Nel selezionare le fotografie, Newton mette in sequenza, l’uno accanto all’altro, gli scatti compiuti per committenza con quelli realizzati liberamente per se stesso, costruendo una narrazione in cui la ricerca dello stile, la scoperta del gesto elegante sottendono l’esistenza di una realtà ulteriore, di una vicenda che sta allo spettatore interpretare.

White Women

In White Women, pubblicato nel 1976, Newton sceglie 81 immagini (42 a colori e 39 in bianco e nero), introducendo per la prima volta il nudo e l’erotismo nella fotografia di moda. In bilico tra arte e moda, gli scatti sono per lo più nudi femminili, attraverso i quali presentava la moda contemporanea. Queste visioni trovano origine nella storia dell’arte, in particolare nella Maya desnuda e nella Maya vestida di Goya, conservati al Prado di Madrid.

La provocazione lanciata da Newton con l’introduzione di una nudità radicale nella fotografia di moda è stata poi seguita da molti altri fotografi e registi e rimarrà simbolo della sua personale produzione artistica.

Sleepless Nights

Sono ancora le donne, i loro corpi e gli abiti, i protagonisti di Sleepless Nights, pubblicato nel 1978. In questo caso, però, Newton si avvia a una visione che trasforma le immagini da foto di moda a ritratti, e da ritratti a reportage quasi da scena del crimine. È un volume a carattere più retrospettivo che raccoglie 69 fotografie (31 a colori e 38 in bianco e nero) realizzate per diversi magazine (Vogue, tra tutti) ed è quello che definisce il suo stile rendendolo un’icona della fashion photography.

I soggetti, generalmente modelle seminude che indossano corsetti ortopedici, donne bardate con selle in cuoio, nonché manichini per lo più amorosamente allacciati a veri esseri umani, vengono colti sistematicamente fuori dallo studio, spesso in atteggiamenti provocanti, a suggerire un uso della fotografia di moda come puro pretesto per realizzare qualcosa di totalmente differente e molto personale.

Big Nudes

Con questo volume del 1981, Newton raggiunge il ruolo di protagonista nella storia dell’immagine del secondo Novecento.

I 39 scatti in bianco e nero di Big Nudes inaugurano una nuova dimensione della fotografia umana: quella delle gigantografie che, da questo momento, entrano nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo.

Nell’autobiografia dell’artista pubblicata nel 2004, Newton spiega come i nudi a figura intera ripresi in studio con la macchina fotografica di medio formato, da cui ha prodotto le stampe a grandezza naturale di Big Nudes, gli fossero stati ispirati dai manifesti diffusi dalla polizia tedesca per ricercare gli appartenenti al gruppo terroristico della RAF (Rote Armee Fraktion).

 

Ufficio stampa

Anna Defrancesco (CLP Relazioni Pubbliche)

tel. 02 36 755 700

anna.defrancesco@clponline.it; www.clponline.it

Comunicato stampa e immagini su www.clponline.it

Ufficio stampa Civita Tre Venezie

Giovanna Ambrosano

041/2725912; 338/4546387

ambrosano@civitatrevenezie.it

Orari

Tutti i giorni 10.00 – 19.00; chiuso martedì

Info e  Prenotazioni

tel. +39 041 24 12 332    
info@treoci.org
www.treoci.org

Call center prenotazioni biglietti:  199-757519

www.ticketOne.it

info@tosc.it

La prenotazione è obbligatoria per gruppi superiori alle 15 persone.

Diritto di prenotazione singoli e gruppi: €1,50 / biglietto

Biglietti

12,00 € intero

10,00 € ridotto studenti under 26 anni, over 65, titolari di apposite convenzioni

8,00 € ridotto speciale gruppi superiori alle 15 persone

24,00 € ridotto famiglia (2 adulti + 2 under 14)

5,00 € ridotto scuole

GIANNI BERENGO GARDIN

VENEZIA E LE GRANDI NAVI

 

Venezia, Negozio Olivetti, Piazza San Marco

da giovedì 22 ottobre al 6 gennaio

 

Il FAI – Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Fondazione Forma per la Fotografia e Contrasto mette in mostra dal 22 ottobre al 6 gennaio al Negozio Olivetti in Piazza San Marco, bene gestito dal FAI, trenta fotografie di Gianni Berengo Gardin realizzate tra 2013 e 2014, che ritraggono il quotidiano passaggio delle Grandi Navi da crociera nella laguna di Venezia.

La mostra, già ospitata dal FAI a Villa Necchi a Milano nel 2014 e già curata da Alessandra Mauro (Fondazione Forma), e ripropone alcuni dei celebri scatti esposti in quella sede con l’aggiunta nel catalogo di alcune fotografie meno recenti, comunque dedicate a Venezia, che appartengono al repertorio del Maestro, legato a questa città da una lunga e affettuosa frequentazione, che risale all’infanzia e che ha ispirato alcuni suoi importanti lavori.

Venezia e le Grandi Navi approda al Negozio Olivetti ponendo fine a un vivace dibattito mediatico estivo, che ne ha messo in discussione la sede, prima annunciata a Palazzo Ducale, e la stessa realizzazione. Il FAI è lieto di ospitare a Venezia questa mostra, come già aveva fatto a Milano, per via dell’indubbio valore artistico delle fotografie, opera di uno dei più grandi fotografi italiani, ma anche perché esse costituiscono una testimonianza incontrovertibile dell’attualità veneziana, per molti aspetti problematica, che sta a cuore alla Fondazione come agli Italiani e al mondo intero, che guarda con sempre maggiore preoccupazione allo stato di salute di Venezia (si vedano i ripetuti appelli lanciati di recente dall’Unesco).

Le Grandi Navi, nell’interpretazione del FAI, sono la manifestazione più evidente, ma non unica, di un problema ben più ampio che interessa la città, soggetta da anni ad un flusso turistico crescente, insostenibile e ingovernato, che se da un lato costituisce una risorsa economica irrinunciabile per Venezia, dall’altro ne sta evidentemente compromettendo l’integrità e l’identità.

La mostra al Negozio Olivetti rappresenta l’occasione per il FAI di accendere un dibattito sul tema dell’eccesso di turismo, che potenzialmente interessa altre città d’arte italiane come Firenze o Roma o monumenti come il Colosseo o Pompei, e di suscitare contributi autorevoli, italiani e stranieri, che possano mettere in campo idee e modelli di gestione e sviluppo sostenibili, alternativi e virtuosi, per il bene di Venezia.

Le Grandi Navi non sono il problema di Venezia, ma sono senza dubbio un problema – per la loro smisurata dimensione il più vistoso – che non può essere ridotto alla contrapposizione semplicistica tra un SI o un NO al loro passaggio, ma che richiede approfondimenti e dati, idee nuove e condivise e la contestualizzazione nel più ampio tema del turismo sostenibile, su cui Venezia, volente o nolente, può candidarsi a divenire un caso d’analisi e sperimentazione.

L’esposizione delle fotografie, anche nelle intenzioni dell’autore, intende documentare il passaggio delle Grandi Navi, senza suggerire alternative ad esso. L’implacabile bianco e nero delle fotografie di Gianni Berengo Gardin ha, come sempre nei suoi lavori, lo scopo di portare alla luce con occhio sensibile e critico i contrasti della realtà, della società, del paesaggio, rappresentati senza filtri o attenuazioni, nella loro cruda essenza.

Gianni Berengo Gardin non ha mai voluto essere definito un artista, la sua missione è sempre stata quella di documentare, di essere un testimone del proprio tempo e anche davanti a queste presenze anomale, abnormi ed estranee al panorama veneziano – le Grandi Navi -, il fotografo ha fatto quello che meglio sa fare: comunicare attraverso le sue fotografie. “Ero turbato soprattutto dall’inquinamento visivo. Vedere la mia Venezia distrutta nelle proporzioni e trasformata in un giocattolo, uno di quei suoi cloni in cartapesta come a Las Vegas mi turbava profondamente”.

La mostra sarà accompagnata da un libro edito da Contrasto.

Gianni Berengo Gardin è nato a Santa Margherita Ligure nel 1930. Dopo essersi trasferito a Milano si è dedicato principalmente alla fotografia di reportage, all’indagine sociale, alla documentazione di architettura e alla descrizione ambientale. Nel 1979 ha iniziato la collaborazione con Renzo Piano, per il quale documenta le fasi di realizzazione dei progetti architettonici. Nel 1995 ha vinto il Leica Oskar Barnack Award. È molto impegnato nella pubblicazione di libri (oltre 200) e nel settore delle mostre (oltre 200 individuali). Contrasto ha pubblicato di recente Il libro dei libri (2014) che raccoglie tutti i volumi realizzati dal maestro della fotografia (oltre 250) e Manicomi (2015). L’archivio di Gianni Berengo Gardin è gestito da Fondazione Forma per la Fotografia di Milano.

 

Gianni Berengo Gardin

Venezia e le grandi navi

Venezia, Negozio Olivetti, Piazza San Marco 101

Tel. 041 5228387 fainegoziolivetti@fondoambiente.it

La mostra sarà aperta da giovedì 22 ottobre 2015 (apertura al pubblico ore 14.00) al 6 gennaio 2016

 

Ufficio stampa Forma

Laura Bianconi

335 7854609 – lbianconi@formafoto.it

 

Ufficio Stampa FAI

Simonetta Biagioni – stampa – tel. 02 467615219;s.biagioni@fondoambiente.it

Novella Mirri – radio e tv – tel. 06 68308756; n.mirri@fondoambiente.it

"RICOSTRUZIONI"
Volti e luoghi della sofferenza a cento anni dalla guerra 1914/1918

 

Opere di:

Matteo Chinellato, Pier Paolo Fassetta, Bruno Tonolo

Presentazione a cura di Diego Collovini

Contributo curatoriale di Fausto Raschiatore

 

 

La mostra, organizzata dal Comune di Mirano, raccoglie una settantina di opere tra disegni e fotografie inedite e sarà inaugurata sabato 22 novembre 2014 alle ore 17.30, presso la barchessa di villa Giustinian Morosini, “XXV Aprile”, a Mirano. L’esposizione si inserisce nel quadro delle manifestazioni promosse dall’Amministrazione Comunale per ricordare la Prima Guerra Mondiale a cento anni dal suo inizio.

I tre autori hanno scelto di operare nella direzione di non rappresentare la guerra nel suo compiersi: le gesta delle parti contrapposte, i campi di battaglia ma ricostruire le tracce evocatrici di quella immane tragedia nei volti stravolti, nei corpi mutilati o nelle pietre bianche squadrate di un paesaggio che ricorda“ i grandi cimiteri sotto la luna” così chiamati da Georges Bernanos.

Con i linguaggi propri dell’arte, da quelli più tradizionali, come il disegno, attraverso la fotografia su pellicola sino al digitale, si è costruita una sequenza di soggetti dove la dimensione visionaria è chiamata a confrontarsi con la concretezza del manufatto architettonico commemorativo, immerso in un paesaggio che, nel tempo, ha in parte annullato le devastazioni infertegli dalle vicende della storia.

I segni neri, forti e tormentati di Bruno Tonolo, si aprono alla stagione dell’ espressionismo e alla rappresentazione di una umanità sofferente e dolorosamente segnata dalle guerre e dai conflitti sociali del xx° secolo; le rielaborazioni fotografiche di Pier Paolo Fassetta, che simulano le ferite di una nuova scienza della morte, fanno parte di un processo di manipolazione teso a ridefinire l’identità dell’immagine collocandola in una dimensione “altra” rispetto al suo stato originale. Queste fughe da una realtà certa e misurabile, sono chiamate a confrontarsi con le fotografie di Matteo Chinellato, impostate su inquadrature rigorose che, in un viaggio nella memoria, ci restituiscono la fredda contabilità di una tragedia, pietrificata nella retorica celebrativa.

Modi diversi di esprimere l’orrore per eventi che è nostro dovere riconsiderare e meditare anche alla luce delle vicende internazionali di questi ultimi mesi che ci prefigurano scenari da terza guerra mondiale, senza vincitori ne vinti, per quel “sonno della ragione che genera mostri” dal quale l’umanità sembra dipendere per riaffermare la sua follia distruttrice.

VENEZIA SI DIFENDE

  • 1915-1918
  • 13.09>08.12.2014

Alla Casa dei Tre Oci dal 13 Settembre torna protagonista la fotografia con una mostra importante, primo progetto realizzato dopo il protocollo d’intesa tra la Fondazione di Venezia e la Fondazione Musei Civici di Venezia: l’accordo siglato da Giuliano Segre, presidente della Fondazione di Venezia, e da Walter Hartsarich, presidente della Fondazione Musei Civici, prevede l’ideazione e la  programmazione di attività volte alla valorizzazione, promozione e fruizione del patrimonio artistico e culturale della città di Venezia ed in particolare per la diffusione della cultura e della storia della Fotografia.

A cento anni dall’inizio del primo conflitto mondiale, Venezia si difende 1915 - 1918  a cura di Claudio Franzini, vuole raccontare con oltre 350 immagini originali, provenienti dall’Archivio Storico Fotografico della Fondazione Musei Civici di Venezia con sede a Palazzo Fortuny, l’insolita situazione della città all’epoca della Grande Guerra con l’intento di offrire un’esaustiva panoramica sulla drammaticità degli eventi accaduti e di conseguenza non disperdere né la prospettiva storiografica né quella sedimentata nella nostra memoria collettiva.
42 furono le incursioni che scaricarono sulla città un totale di 1029 bombe (300 solo durante la notte tra il 26 e il 27 febbraio 1918), con il risultato di provocare ingenti danni materiali, ma soprattutto 52 vittime e  84 feriti tra la popolazione.
Se particolarmente drammatiche si rivelano, ai nostri occhi odierni, alcune immagini del tessuto urbano colpito dai bombardamenti, di grande impatto emotivo ci pare la documentazione relativa ad uno dei capolavori irrimediabilmente perduti che provocò una fortissima reazione internazionale: l’affresco del soffitto della chiesa degli Scalzi opera di Giambattista Tiepolo, distrutto nel tentativo di colpire la vicina stazione ferroviaria.  
Il percorso espositivo che si articola virtualmente in quattro sezioni non vuole occuparsi di documentare azioni belliche o gesta di guerra (salvo un unico caso, una delle più sensazionali imprese compiute dalla Marina Italiana: l’affondamento della corazzata Wien nel porto di Trieste compiuto dai Mas guidati dal tenente di vascello Luigi Rizzo) ma intende descrivere in maniera estesa le strategie difensive attuate, la complessa attività di protezione preventiva dei monumenti con le “saccate” e le murature di rinforzo, la rimozione dei preziosi tesori artistici, la trasformazione delle altane della città in postazioni di avvistamento e di difesa antiaerea dei fucilieri della Marina e dei volontari, i palloni frenanti che venivano innalzati per ostruire lo spazio aereo. Dall’altro lato si illustrano le difficoltà della vita quotidiana: l’oscuramento, i rifugi, gli ospedali, la rimozione delle macerie, il ritiro dei depositi  bancari dopo Caporetto.
Una sezione importante è dedicata agli effetti degli attacchi aerei subiti.
Una sezione infine è dedicata alle cartoline postali. Epica militare e ritrattistica, campagne di sostegno e sottoscrizioni, compongono gli argomenti di questo corpus illustrativo, tra cui spiccano due serie dedicate a Venezia opere del veneziano Guido Cadorin e del triestino Guido Marussig, realizzate durante gli anni del conflitto.
A conclusione dell’esposizione sono documentate le celebrazioni in onore delle forze armate che si prodigarono alla difesa, e le commemorazioni militari e civili che seguirono negli anni.

Alcune parole sulla provenienza e sugli autori delle immagini.
In tutti i territori dichiarati zona di guerra era fatto assoluto divieto di eseguire delle fotografie. Anche Venezia non sfuggì a questa imposizione: molte immagini in mostra, soprattutto quelle della mobilitazione generale del 1915 siano esse fotografie o cartoline postali vennero, come recita una dicitura manoscritta ad inchiostro rosso, Sequestrate dalle Autorità. Salvo quindi poche fotografie “firmate”, come quelle di Tommaso Filippi di Venezia, professionista, già operatore e direttore dello Stabilimento Naya, e di Aldo Cortellazzo, altro professionista veneziano, sono da addebitare a Giovanni Caprioli, fotografo della Soprintendenza di Venezia quelle relative ai primi mesi del 1915, da maggio a luglio; le altre in mancanza di indicazioni sono difficilmente attribuibili. La gran parte recano nel verso il timbro del Gabinetto del Ministro dell’Ufficio Speciale del Ministero della Marina, e quindi rientrano nel novero delle fotografie di autore anonimo ascrivibili agli addetti militari della terza sezione del Servizio fotografico del Comando di Piazza Marittima di Venezia, posta in essere all’inizio del conflitto dal Comando Supremo.

La Fondazione di Venezia considera il settore "beni e attività culturali" un settore prioritario nell’ambito dei propri interventi realizzati sia direttamente sia in compartecipazione con importanti istituzioni pubbliche e private. Promuove e sviluppa, da sempre, molteplici progetti per la conservazione, valorizzazione e fruizione dei beni culturali.
Proprietaria di una importante collezione di fotografie, suddivise in due fondi principali, il Fondo De Maria e il Fondo Italo Zannier, ha dato vita presso la Casa dei Tre Oci, alla Giudecca, ad un spazio interamente dedicato alla valorizzazione e fruizione della fotografia, che ospita i due fondi fotografici ed è sede espositiva per importanti mostre e appuntamenti di approfondimento sulla tecnica e sulla storia fotografica.
Ritiene pertanto molto feconda questa avviata collaborazione con un’istituzione importante come la Fondazione Musei Civici, proprietaria di diversi fondi fotografici di importanza nazionale.

Fondazione Musei Civici di Venezia. Istituita nel 2008 dal Consiglio Comunale al fine di valorizzare l’immenso patrimonio culturale e artistico dei Musei Civici Veneziani, la Fondazione Musei Civici di Venezia gestisce e promuove uno dei più importanti sistemi museali d’Europa. Attualmente il Presidente è Walter Hartsarich mentre la Direzione è affidata a Gabriella Belli.
Il sistema dei Musei Civici di Venezia è un insieme organico di sedi e collezioni di enorme valore artistico e storico. Grande macchina di elaborazione e produzione culturale, conta su un’altissima frequenza di pubblico a livello internazionale, richiamato dalle collezioni permanenti e dalle esposizioni temporanee. Comprende 11 musei con le loro ricchissime  collezioni (da Palazzo Ducale al Museo Correr, dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’Pesaro a Palazzo Fortuny, dal Museo del Vetro di Murano al Ca’ Rezzonico - Museo del Settecento Veneziano), 5 biblioteche specialistiche, l’archivio fotografico, un attrezzato deposito esterno che presto sarà anche laboratorio di restauro (Vega Stock).
Una realtà innovativa nel panorama dei Beni Culturali in Italia e, anche in cifre, un sistema di straordinaria rilevanza: 10 secoli di architetture e decorazioni; 500.000 opere d’arte nelle collezioni; 2.000.000 di reperti naturalistici; 250.000 volumi conservati nelle biblioteche; 500.000  pezzi nelle collezioni numismatiche; 40.000 mq di spazi espositivi visitabili; 1 portale e 11 siti internet; 750.000 utenti individuali dei siti internet nel 2013 ; 56.000 schede nel catalogo informatizzato delle collezioni; 500 addetti circa a servizio del sistema museale gestito dalla Fondazione; 2.300.000 l’affluenza dei visitatori nelle 11 sedi del sistema nel 2013.
L’Archivio Fotografico Storico della Fondazione Musei Civici di Venezia, fu trasferito in gran parte nel 2000 a Palazzo Fortuny, sede museale che sin dai primi anni dalla sua apertura si è sempre dedicata alla Fotografia e dove già sono depositati altri preziosi fondi fotografici. L’archivio  fotografico è un imponente corpus di negativi e positivi che nel corso degli anni sin dalla costituzione delle raccolte di Teodoro Correr si è sedimentato attraverso donazioni e acquisti.
Ma va ricordato che importanti nuclei di fotografie storiche sono ancora conservate nell'Archivio fotografico del Museo Correr, di Palazzo Ducale e della Galleria d'Arte Moderna di Ca' Pesaro. Molti nuclei fotografici di questi fondi, sono oggi visibili e consultabili on line nel sito della Fondazione dei Musei Civici di Venezia, grazie alla pluriennale campagna di catalogazione informatizzata.

La mostra è prodotta e organizzata da Civita Tre Venezie e verrà corredata da un catalogo di Marsilio Editori, a cura di Claudio Franzini con saggi di Cesare De Michelis, Camillo Tonini e Claudio Franzini.

Ufficio Stampa
Casa dei Tre Oci                                                 Fondazione Musei Civici di Venezia
Valeria Regazzoni                                                Riccardo Bon
T. +39 041 2201267                                            T. +39 041 2405225 / 32
M. +39 348 3902070                                           M. +39 346 0844843
valeria.regazzoni@gmail.com                              press@fmcvenezia.it

www.treoci.org

www.visitmuve.it
www.civitatrevenezie.it

Orari
Tutti i giorni 10.00 – 18.00
  chiuso martedì

CIAK....AZIONE!

 

è una mostra fotografica di scatti in B/N ad attori ed attrici durante la Mostra del Cinema di Venezia nei vari anni, a cui Matteo Chinellato ha avuto accesso da vicino come fotografo accreditato. Le star di Ciak... Azione! si mettono in mostra proprio pochi giorni dopo il Festival del cinema del Lido di Venezia.
La mostra è visitabile al CZ95 durante l'anteprima (mercoledì 10 settembre dalle 19) e dall'11 al 14 settembre dalle 16 alle 20.

 

http://www.festivaldelleartigiudecca.org/component/ohanah/chinellatophoto?Itemid=0

 

CIAK … AZIONE !

di Fausto Raschiatore

 

“Matteo Chinellato ha sempre cercato – dice di lui Italo Zannier -, con intelligenza anche sportiva, di cogliere vivaci scene d’ambiente, o anomalie, eventi passeggeri, che sono stimoli storici per i fotografi. E non soltanto i gabbiani in amore del pane gettato in laguna, ma le luci passeggere, e i colori, spesso nuovi e sfolgoranti, quindi sorprendenti. O le emblematiche brume e le nebbie veneziane.” Una breve riflessione del noto storico e critico friulano “immortala” l’uomo e il fotografo veneto, che è stato, peraltro, suo allievo.

Matteo Chinellato, giovane ed apprezzato professionista, dotato di una propria singolare sensibilità emotiva, che gli permette, soprattutto quando osserva “il mondo” attraverso il mirino della sua “reflex”, di esplorare con il piglio di chi vuole leggere in profondità il contesto che indaga. Egli, infatti, oltre a ritrarre e descrivere l’ambiente che osserva, dà alla “lettura fotografica” una connotazione personale, un proprio imprinting, che riassume e compendia, scatto dopo scatto, il percorso iconografico progettato. L’autore costruisce cioè un insieme di itinerari che raccoglie i contesti indagati, disegnando una teoria di “momenti iconici”, una vera e propria trama di sensazioni e intrecci visivi. Approdi espressivi che talvolta nascono a margine di un incarico professionale. Molti fotografi filtrano il reale osservato all’esame severo delle proprie sensibilità e trasformano in opportunità visive, occasioni e incarichi professionali. Come in parte avviene per Chinellato in questa proposta. Scatti per un percorso di descrizioni e riflessioni sull’arte cinematografica e sui suoi personaggi, a Venezia, nel corso di più edizioni della Biennale d’Arte Cinematografica. Che è un contributo indiretto di Chinellato al rapporto speciale che da sempre esiste tra Fotografia e Cinema, del tutto particolare, esclusivo, carico di cultura e di storia. … “La fotografia come elemento definitivo, come frammento di vita congelato; il cinema, invece, simile alla vita perché si sviluppa nel tempo, perché non rimane statico alla vista, ma viene immediatamente consegnato al meccanismo del ricordo, della memoria”. (Carlo Montanaro. Treccani.it – Fotografia. Il rapporto tra fotografia e cinema).

Oltre agli impegni professionali, dunque, Matteo Chinellato, sviluppa una ricerca creativa personale che gli permette di essere “aggiornato” sugli sviluppi e sulle linee evolutive della fotografia d’arte. Riesce a coniugare con equilibrio professionale le necessità della committenza con la ricerca. Egli indaga e interpreta segmenti di vita dell’universo visibile, e alcuni di quello invisibile della nostra contemporaneità. Un tempo articolato, non sempre facile da intercettare, non solo nel campo della visione e della visualità, ma soprattutto in quello della realtà che ci circonda. Chinellato guarda per vedere, condivide e sostiene che “Vedere è tutto” come diceva Henry Cartier-Bresson, un grande della fotografia mondiale.

Venticinque scatti in un panel espositivo di taglio prevalentemente reportagistico i cui termini linguistico-espressivi vanno definendo uno stile, realizzati nel corso di cinque edizioni – dalla 66esima alla 70esima - della Biennale del Cinema. Un progetto nato per descrivere – sostiene l’autore – e far vedere come è l’atmosfera durante in Festival, chi lo frequenta … E non solo. Una simpatica e stimolante proposta culturale nell’ambito di un evento fotografico di apprezzabili contenuti iconici che coniuga Fotografia e Cinema, ma anche Racconto e Reportage o Descrizione e Interpretazione. Generi fotografici importanti, tra loro collegati, che trovano, tramite la sensibilità di Matteo Chinellato

 


AL VOLO
Fotografie di Matteo Chinellato

Italo Zannier

Viviamo una nuova fase dell’Era dell’Iconismo; in parole povere, siamo nell’era dell’immagine automatica, genialmente avviata da Daguerre, con la sua invenzione, nel 1839.
Una fase, quella attuale, detta del “ digitale “, un lemma per me antipatico, comunque impreciso, che si può confondere con il famoso medicinale, che salvò a suo tempo tante vite con il “ mal di cuore “.
I francesi, beati loro, l’hanno definito “ numérique “.
Ma il giovane Matteo è un fotografo anfibio, e queste distinzioni non lo preoccupano, né lo distraggono dalla sua passione per la fotografia.
Matteo ha utilizzato, fin da ragazzo, quand’era mio studente all’Iuav, il vecchio sistema “ analogico “ (ahimè, altro lemma scioccherello, perché anche l’attuale fotografia elettronica è analogica, riflettendo sulle definizioni di Roland Barthes, datate 1961 !).
Matteo Chinellato ha sempre cercato, con intelligenza anche sportiva, di cogliere vivaci scene d’ambiente, o anomalie, eventi passeggeri, che sono stimoli storici per i fotografi.
E non soltanto i gabbiani in amore del pane gettato in laguna, ma le luci passeggere, e i colori, spesso nuovi e sfolgoranti, quindi sorprendenti. O le emblematiche brume e nebbie veneziane, nel confronto con i cromatismi lampeggianti, come nelle case di Burano, dipinte con pigmenti chimici che imitano i colori televisivi.
Insomma Matteo Chinellato, con un occhio virginale, sta rivisitando, anche nel “banale“, il suo habitat e riesce via via a sorprendersi, a scoprire e a segnalare in immagine, aspetti quotidiani del nuovo paesaggio, senza remore per il prima e il dopo della Fotografia, dalla fotochimica alla fotoelettronica.
Ciò che conta per Matteo, è trattenere in una fotografia un pensiero, una emozione, e a volte egli riesce anche a cogliere un momento di poesia.
La fotografia “ veneziana “ ha in Matteo un nuovo appassionato, delicato artefice, che merita attenzione per il suo futuro.

Italo Zannier


Prima mostra mostra fotografica personale con l'esposizione di 39 fotografie. All'interno della mostra sarà possibile acquistare il mini portfolio con le immagini esposte a tiratura limitata creato per l'evento.

Inaugurazione 16 gennaio 2014 ore 18.00 - Chiusura 09 febbraio 2014
Centro Culturale Candiani - Mestre

Sponsorizzata dalla Due Emme Foto ViaSorio